La liberazione del condannato a morte

La grazia al condannato a morte – Papa Paolo III nel 1540 concesse ai confratelli il privilegio di  liberare nel giorno della festa di San Giovanni Battista un prigioniero condannato a morte, a conferma dell’importanza assunta dall’opera di misericordia svolta dalla Compagnia di San Giovanni Decollato.

Si trattava di un desiderio coltivato dai confratelli da tempo. Infatti nella Rubricella generale dei libri e dei giornali del provveditore si legge la notizia che avessero già discusso in una congregazione del 1513 l’opportunità di chiedere all’allora papa Leone X la possibilità di liberare un condannato a morte all’anno, in occasione della festa della Resurrezione o in quella del Santo Patrono. All’epoca non raggiunsero però un parere unanime e l’istanza non ebbe seguito.

La liberazione avveniva secondo modalità ben descritte dalle norme statutarie. Durante la prima tornata di agosto il governatore incaricava tre fratelli di visitare le carceri di Roma, annotando tutti quelli che fossero condannati a morte. A quelli che venivano giudicati idonei a ricevere la grazia, richiedevano un memoriale contenente l’esposizione dei fatti, i motivi della condanna ed il loro eventuale pentimento. Tale documentazione veniva esaminata dalla Congregazione generale della Fratellanza e quindi votata; chi avesse ottenuto 2/3 delle fave nere sarebbe stato graziato, con la clausola che essendoci qualcuno di nostra Nazione vogliamo che sia anteposto agli altri avendo però li sopradetti requisiti. Il giorno della liberazione il reo veniva condotto dai confratelli dalle carceri alla chiesa di S. Giovanni Decollato in processione, ben descritta nel cap. X del Direttorio per il maestro di cerimonie della Venerabile Archiconfraternita di S. Giovanni Decollato di Roma redatto nel 1772 da Francesco Riccardi.

E proprio dalla chiesa di San Giovanni Decollato, colui che avesse ottenuto la grazia, dopo aver ricevuto i sacramenti, sarebbe uscito da uomo libero indossando una veste di colore rosso e con un cero bianco in mano, si dice varcando la piccola porta posta sul lato destro sormontata dall’incisione “Per Misericordiam”.

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